Nuove frontiere nel trattamento del tumore prostatico: La terapia focale

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Nel corso degli anni molte nuove tecnologie si sono rese disponibili nel trattamento del tumore prostatico. La tecnica principe tuttora rimane la rimozione della prostata (a cielo aparto, laparoscopica o robotica) ma tale procedura si può accompagnare con spiacevoli effetti indesiderati come l’incontinenza urinaria o il deficit erettile. Questo fenomeno è docuto al fatto che questa ghiandola è circondata da alcuni nervi importantissimi per la continenza e l’erezione, che purtroppo spesso non è possibile preservare. Per ovviare a questo problema, si è cercato di sviluppare delle tecniche che permettano di trattare selettivamente una piccola parte della ghiandola, evitando di danneggiare le strutture circostanti o la parte sana della prostata. Queste tecniche prendono il nome di terapia focale. Ad oggi le due metodiche più diffuse sono la crioterapia e l’HIFU (High Intensity Focused Ultrasound). Nel primo caso vengono inseriti degli aghi nella prostata attraverso il perineo e portati a temperature estremamente basse, con l’obiettivo di “surgelare” la prostata. Ne secondo caso si utilizza una speciale sonda che produce ultrasuoni a una frequenza estremamente levata, che come effetto causano un surriscaldamento dei tessuti fino ad uccidere le cellule.
Entrambe le metodiche sono piuttosto confortevoli per i pazienti, richiedono una anestesia generale ma solitamente permettono di essere dimessi il giorno stesso dall’ospedale. Il dolore post-operatorio è minimo e generalmente si rende solo necessario di inserire un catetere vescicale e di lasciarlo in sede per circa 7-10 giorni.
I risutati funzionali sono molto incoraggianti, in quanto meno del 3-5% dei pazienti lamentano deficit erettile o incontinenza urinaria. Un problema di queste metodiche è però il rischio di recidiva di malattia, che si aggira attorno il 20-25%, che invece è estremamente più basso quando si rimuove interamente la prostata.
Non tutti i pazienti sono buoni candidati per questa terapia. Innanzitutto il tumore deve essere piccolo e bisogna vederlo con precisione. Per questo motivo una buona risonanza magnetica pre-operatoria si rende indispensabile, i nostri amici radiologi sono fondamentali per eseguire un buon trattamento. Inoltre, ad oggi si preferisce trattare con la terapia focale sono tumori di basso/medio grado (Gleason 6 o 7). Altro fattore fondamentale è avere una malattia confinata alla prostata. Qualora i test pre-operatori evidenzino una neoplasia estesa in altre zone come linfonodi o ossa, questa metodica diventa inutile.
In conclusione, il consiglio che mi sento di darvi è di identificare un buon centro e di affidarvi ai consigli de professionisti esperti in questo settore. Levare la prostata non è più l’unica soluzione, ma talvolta è la più sicura.

 

2 Commenti

  1. Compio 75 anni il 26 luglio, sono stato operato di prostatectomia nel 1998 (gleaso 3+4).
    Nel 2012 è cominciata una lenta risalita del PSA fino all’attuale valore di 0,91.
    Vorrei un vostro parere e un suggerimento su eventuali esami o terapia da seguire.
    È possibile e già disponibile l’immunoterapia per questo tipo malattia??

     
    • Gentilissimo, prima di tutto è necessario valutare eventuale malattia residua, se il PSA dovesse salire è necessario eseguire una PET.

       

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