Trapianto di Pene: Sogno o Realtà?

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Autore: Marco Falcone

Il trapianto di pene risulta attualmente una nuova  opzione terapeutica nella ricostruzione peniena. Tuttavia, le conoscenze scientifiche riguardo a tale tecnica sono ancora estremamente incomplete essendo stati eseguiti solamente 3 interventi in tutto il mondo.

Il primo trapianto fu eseguito in Cina nel 2006. Tuttavia, come riportato dagli stessi chirurghi nella prestigiosa rivista scientifica “European Urology”, il pene fu amputato per un rigetto psicologico dopo circa 2 settimane, rendendo la complessa procedura del tutto inutile.

L’idea del trapianto di pene, dopo il primo fallimentare esperimento, è stato a lungo abbandonato, fino al suo preponderante ritorno nelle recenti cronache con il 2° caso, eseguito in Sud Africa. Il tal caso, il paziente, dopo aver perso il pene a causa di una circoncisione rituale mal eseguita, ha ripreso una completa funzione urinaria e sessuale, come testimoniato dalla recente notizia della gravidanza della sua compagna. Tale intervento non è stato tuttavia privo di problematiche, con la necessità di 2 re-interventi per complicanze trombotiche ed emorragiche.

Ancora più recentemente, la stampa ha riportato, il successo dell’equipe americana del Massachusetts General Hospital nel trapiantare il pene ad un soggetto amputato per tumore del pene alcuni anni prima. Anche tale procedura, come in Sud Africa, è stata caratterizzata da alcune complicanze perioperatorie di tipo emorragico.

Sebbene il trapianto di pene sia oggi una realtà e risulti tecnicamente eseguibile da equipe esperte in microchirurgia e chirurgia genitale, le conoscenze scientifiche che abbiamo in tale ambito sono estremamente superficiali. Non sappiamo, per esempio, quali siano gli effetti a lungo termine della terapia immunosoppressiva sui tessuti erettili penieni, né siamo a conoscenza di quali siano i risultati funzionali, sia urinari che sessuali a lungo termine. Tutto ciò rende tale procedura al momento non sicura.

Esistono, invece, tecniche ricostruttive che utilizzano trasferimenti di tessuti del paziente da altre sedi (braccio, coscia o addome), vastamente supportati da svariati report scientifici che dimostrano la loro sicurezza ed affidabilità anche a lungo termine. Pertanto, allo stato attuale delle cose, al di là di isolati reports con scarso valore scientifico, il trapianto di pene rimane in secondo piano, in attesa di studi scientifici di alto profilo che ne dimostrino l’efficacia e la sicurezza.

Esistono infine problemi di tipo etico, che dovranno assolutamente essere affrontati prima di rendere il trapianto di pene una realtà percorribile quotidianamente a livello mondiale.  Per esempio, il counseling dei donatori e delle loro famiglie risulta uno step di fondamentale importanza, soprattutto in quei paesi, fra cui l’Italia, in cui il pene oltre alla funzione fisiologica, ha un importante significato culturale. Inoltre, per ciò che riguarda il ricevente, il problema aperto risulta la necessità di una terapia immunosoppressiva a vita per un organo di per sé non necessario alla sopravvivenza.

In conclusione, il trapianto risulta ad oggi una nuova ed innovativa possibilità ricostruttiva per pazienti sottoposti ad amputazioni traumatiche o oncologiche del pene, ma, nel pieno interesse dei pazienti, prima di essere confermata una tecnica efficace e sicura, è necessario il supporto di studi scientifici ben strutturati.

Fonte: Albersen M. Getting Ready for Penile Transplantation. Eur Urol. 2016 Oct 22.

pii: S0302-2838(16)30728-X. doi: 10.1016/j.eururo.2016.10.025. [Epub ahead of

print] PubMed PMID: 27780645

Immagini da:

  1. https://clinicalconnection.hopkinsmedicine.org/news/exploring-the-vanguard-of-transplantation-hand-face-and-urogenital

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2.http://www.dailytech.com/After+Failure+in+2006+Scientists+Score+First+Successful+Penis+Transplant/article37251.htm

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