L’insufficienza renale acuta (IRA) è una condizione caratterizzata da una rapida perdita della funzione renale. Ne consegue un incremento nel sangue di tossine (tra cui creatinina e urea) e acidi derivanti dal metabolismo corporeo, oltre che uno sbilanciamento di elettroliti e dello stato di idratazione corporeo.

Negli ultimi decenni, più di 35 differenti definizioni sono state utilizzate per definire l’ IRA. Molte definizioni sono ancora dibattute, ma la maggior parte di esse sono basate sull’alterazione temporale e quantitativa dei valori di creatinina nel sangue (che aumenta) e/o della diuresi (che diminuisce).

Dal punto di vista epidemiologico tale affezione si manifesta con una frequenza di 0.5-1% nella popolazione generale, del 3-5% negli ospedalizzati in reparti di medicina generale, mentre risulta avere un tasso di prevalenza che può arrivare fino al 10-15% in pazienti sottoposti ad alcuni interventi chirurgici urologici e nei degenti della terapia intensiva.

A seconda della sede primitiva della patologia causale, l’IRA può essere classificata in 4 gruppi (vedi Tabella):
1) Pre-renale (o funzionale), in seguito a insufficiente apporto di sangue arterioso ai reni. Il rene è infatti un organo quasi interamente costituito da capillari, che riceve ¼ del flusso di sangue pompato dal cuore, e con cellule molto sensibili alla riduzione del normale apporto sangue. Si capisce così come alterazione della sua perfusione possano determinarne un danno.
2) Renale (o intrinseca), in seguito a danno primitivo del parenchima (glomerulare e/o tubulare) renale. Essendo il rene un filtro efficentissimo, che depura l’intero volume di sangue circa 40 volte in una giornata, questo lo espone all’effetto lesivo di molte malattie sistemiche o all’effetto tossico di molti farmaci.
3) Post-renale (o ostruttiva), in seguito ad ostacolo al deflusso di urina lungo le vie urinarie. Se si considerano le vie urinarie come un tubo che viene continuamente rifornito da urina, si può capire come un ostacolo al normale flusso comporta un aumento di pressione a monte, con ristagno di urina e conseguente danno a carcico dei reni.
4) Multifattoriale

Lo sviluppo di danno renale sottopone il paziente a possibili complicanze gravi: suscettibilità ad infezioni, disfunzione di altri organi, sviluppo di insufficienza renale cronica, aumento dell’ospedalizzazione, alterato metabolismo dei farmaci con conseguente tossità, maggior incidenza di complicanze emorragiche, nonché un rischio indipendente di mortalità a breve e lungo termine.

Il rene è l’unico tra i principali organi in grado di recuperare in seguito a una perdita di funzionalità acuta e grave. Pertanto, sebbene non esistano ad oggi terapie specifiche per molte forme causali, l’ IRA nella maggior parte dei casi può essere reversibile.
La prognosi sfavorevole dell’ IRA è correlata essenzialmente alle gravi patologie che la determinano, al fatto che è asintomatica fino a fasi molto avanzate di malattia, e alle gravi complicanze che determina se non si interviene rapidamente con trattamenti efficaci.
Si capisce quindi come la prevenzione sia di capitale importanza specialmente nei soggetti a rischio di sviluppare IRA, monitorando la creatinina, evitando farmaci o sostanze nefrotossiche, e con interventi terapeutici protettivi.

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L’insufficienza renale acuta viene tradizionalmente classificata in 4 gruppi, in relazione alla sede primitiva della patologia causale. Nel gruppo 1 vi è ridotto apporto di sangue al rene, nel gruppo 2 vi è un danno diretto al rene, nel gruppo 3 vi è un’ostruzione che determina incapacità del rene di eliminare l’urina prodotta, e il gruppo 4 rappresenta quei casi di IRA causati da due o più cause

FAQ

E’ importante bere per prevenire un danno renale acuto?

Un’ idratazione ottimale è la principale strategia preventiva per garantire al rene un normale apporto di sangue. Ci sono tuttavia categorie di pazienti (anziani e neonati soprattutto) che hanno meccanismi di regolazione dell’idratazione alterati, per cui sono più predisposti all’ IRA e più frequentemente incorrono in complicanze più severe di insufficienza renale acuta.

Quali sono i farmaci che danno tossicità renale?

Sono moltissimi i farmaci che possono dare tossicità renale, alcuni di essi anche molto comuni come ad esempio alcuni antinfiammatori/antidolorifici (ibuprofene, nimesulide, ketorolac), alcuni antibiotici (gentamicina e altri aminoglicosidi, colistina, vancomicina), molte altre categorie di farmaci (chemioterapici, antifungini e antivirali, mezzi di contrasto, ecc). E’ essenziale che i soggetti a rischio di IRA (anziani, pazienti con insufficienza renale cronica, disidratati, cardiopatici) effettuino periodicamente controlli della funzionalità renale e assumano raramente e solo sotto prescrizione medica i farmaci con potenziale tossicità renale.

Un paziente con insufficienza renale acuta può avere necessità di ricorrere alla dialisi?

L’IRA rappresenta una sindrome ad elevato rischio di mortalità, specialmente in alcune categorie di soggetti a rischio, e necessita pertanto un ricovero in una struttura ospedaliera e la gestione da parte di personale medico.
Nella maggior parte dei casi l’ IRA è reversibile e si risolve intervenendo sulla causa scatenante, che può essere la rimozione di una sostanza tossica o una abbondante terapia infusiva endovenosa nei casi di importante disidratazione. Raramente il danno renale è così grave che può essere necessario effettuare terapia dialitica, che nella maggior parte dei casi verrà sospesa alla ripresa della funzione renale.

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