L’insufficienza renale cronica (IRC) è una condizione caratterizzata da persistente e irreversibile riduzione della funzione renale, in un lasso di tempo che può durare mesi o addirittura anche molti anni. La funzione essenziale del rene è quella di filtrare e depurare il sangue, attraverso un finissimo lavoro di eliminazione delle sostanze tossiche o in eccesso (creatinina e urea, acido urico e altri acidi, farmaci) e di bilanciamento delle sostanze utili al corpo (elettroliti come sodio, magnesio, calcio, potassio, bicarbonato, oltre che anche aminoacidi e glucosio); altre funzioni essenziali del rene sono la regolazione dei liquidi corporei e della pressione arteriosa, e la produzione di importanti sostanze (come l’eritropoietina, essenziale per formare globuli rossi, e la vitamina D). Nell’arco di una giornata l’intero sangue viene analizzato e depurato circa 35-40 volte. Le principali cause di IRC sono diabete e ipertensione arteriosa, ma le possibili cause sono numerose e molto spesso all’origine dello sviluppo di IRC è possibile identificarne due o più. I soggetti più a rischio di insufficienza renale sono i diabetici, fumatori, i soggetti con colesterolo nel sangue elevato, obesi, ipertesi, cardiopatici, anziani, e i pazienti con storia familiare di malattie renali. Il quadro clinico è strettamente in relazione alla riduzione della parte funzionale del rene. Si avrà pertanto gradualmente e progressivamente lo sbilanciamento delle concentrazioni di molti elettroliti, oltre che l’accumulo di tossine prodotte dal metabolismo corporeo, lo sviluppo di ipertensione arteriosa, e numerose altre possibili complicanze (vedi Tabella). Man mano che i reni si danneggiano e perdono le proprie funzioni, si assite ad un progressivo accumulo di sostanze tossiche nel sangue. I due più importanti parametri e indici di insufficienza renale, che descrivono la quantità di sostanze di rifiuto in accumulo nel sangue, sono la creatininemia e l’urea (o azotemia). Il riscontro nel sangue di concentrazioni aumentate di questi due importanti indici è significativo e deve far sospettare un malfunzionamento dei reni. La diagnosi di insufficienza renale e una corretta individuazione delle sue cause scatenanti necessitano di una approfondita anamnesi, di analisi del sangue (in particolare creatinina, urea, clearance della creatinina ed elettroliti), di analisi delle urine (proteinuria, rapporto proteinuria/creatininuria, esame del sedimento urinario), e generalmente di un’ecografia di reni e vie urinarie. Solo in alcuni casi si ricorre alla biopsia renale. Il solo dosaggio della creatinina e delle proteine urinarie, come indagini di prima linea, può dirci se siamo in presenza di una malattia renale e quale sia il livello di gravità. Chi soffre di insufficienza renale soffre di una grave condizione di salute, meritevole di cure adeguate e tempestive. In caso contrario, il paziente è a forte rischio di complicanze oltre che a maggior rischio di morte. Nella fase di grave compromissione della funzione renale, la terapia nutrizionale e farmacologica devono essere integrate da dialisi o trapianto di rene.

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Alla persistente e irreversibile riduzione della funzione renale che caratterizzata l’insufficienza renale cronica, consegue un graduale e progressivo sbilanciamento delle concentrazioni di molti elettroliti (potassio, fosforo, calcio), oltre che l’accumulo di tossine prodotte dal metabolismo corporeo (acidi, creatinina, urea), lo sviluppo di ipertensione arteriosa, e numerose altre possibili complicanze (anemia per ridotta produzione di eritropoietina, osteoporosi e malattia ossea, effetti tossici da parte di molti farmaci che non vengono adeguatamente eliminati dal rene e si accumulano nel corpo).

FAQ

Può esserci insufficienza renale cronica anche con diuresi normale e in assenza di sintomi?

I sintomi dell’insufficienza renale cronica sono generalmente vaghi e insidiosi. Si sviluppano anche molto gradualmente nel tempo, e possono essere confusi con quelli di altre malattie. In Italia infatti vi sono diversi milioni di individui affetti da IRC (7-8% della popolazione), ma in un terzo dei casi non sanno di avere questa patologia. Inizialmente i pazienti sono asintomatici o riferiscono debolezza e facile affaticamento, perdita di appetito, e ipertensione; la diuresi in questa fase iniziale/intermedia di malattia è normale. Solitamente i sintomi diventano più evidenti e sospetti solo quando il danno renale è ormai avanzato e irreversibile. In questa fase della malattia i pazienti in genere riferiscono nausea e vomito, prurito, riduzione nella quantità di urina prodotta, fiato corto per accumulo di liquidi nei polmoni, e confusione mentale. E’ pertanto di essenziale importanza effettuare saltuariamente dei controlli con analisi del sangue, specialmente nei soggetti a rischio di sviluppo di IRC.

In che modo si può intervenire per provare ad arrestare la progressione dell’insufficienza renale?

Sono numerose le strategie ed il numero di farmaci che sono in grado di arrestare o rallentare la progressione dell’insufficienza renale. In primis, è prioritario individuare la causa o le differenti cause di malattia (diabete, ipertensione, glomerulonefriti, ecc), e intervenire su esse. Un altrettanto utile intervento terapeutico è modificare lo stile di vita, eliminando tutti i fattori aggravanti la progressione di malattia (ipertensione, farmaci tossici per il rene, disidratazione, infezioni urinarie gravi, proteine nelle urine), e modificando la dieta (riduzione dell’apporto di proteine e sale, apporto calorico controllato e senza eccessi). E’ pertanto necessario un inquadramento diagnostico e terapeutico da parte di un nefrologo e di un dietista.

Vi è sempre un progressivo peggioramento fino alla necessità di ricorrere alla dialisi?

Si ritiene che un intervento medico nei pazienti con insufficienza renale cronica sia ottimale se instaurato precocemente. Una diagnosi tardiva di IRC, la non individuazione delle sue cause sottostanti, una scarsa o inadeguata aderenza alla terapia farmacologica prescritta e allo stile di vita raccomandato, comportano inesorabilmente un elevato rischio di progressione verso l’insufficienza renale terminale, e quindi alla dialisi. Ma il ricorso alla terapia dialitica è solo la punta dell’iceberg di tutti i casi di insufficienza renale cronica, che generalmente vengono seguiti in ambulatori nefrologici di riferimento nelle varie fasi della cronicità.

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