Sintomi variabili, a volte gravi, spesso prolungati nel tempo con un impatto negativo sulla qualità della vita degli uomini che ne risultano colpiti: la prostatite cronica! Qual è la terapia migliore? Di recente, alcuni esperti hanno completato una rassegna degli studi di miglior qualità sul trattamento della prostatite cronica (identificata anche come sindrome da dolore pelvico cronico) ai fini di produrre raccomandazioni pratiche per la gestione dei pazienti affetti da tale condizione. 28 studi analizzati, pubblicati lungo un arco di tempo di 16 anni riguardanti l’utilizzo di distinte tipologie di farmaci: antibiotici, alfa-litici (utilizzati generalmente per la cura della ipertrofia prostatica), anti-infiammatori, farmaci con azione sulla funzione contrattile del detrusore (muscolo della parete vescicale), farmaci modulanti la risposta immunitaria, agenti ormonali, neuro-modulatori, fitoterapici; inoltre, sono stati considerati anche i trattamenti di natura fisica. Il risultato? Nessuna terapia da sola è in grado di determinare un chiaro beneficio terapeutico. La spiegazione di quanto emerso probabilmente risiede nel fatto che le cause della prostatite sono diverse e sono numerose le possibili manifestazioni cliniche. Pertanto, il trattamento richiede un approccio “su misura” per ogni singolo paziente in funzione della sua storia clinica e dei problemi da lui lamentati. Non a caso, viene raccomandato l’utilizzo di un nuovo sistema per classificare clinicamente la prostatite cronica e trattarla di conseguenza: questo sistema viene definito UPOINTs. I sei domini comprendono: sintomi urinari (U), alterazioni psicologiche (P), sintomi organo-specifici (O), infezione (I), disturbi neurologici/sistemici (N), tono muscolare (T) e disturbi della sfera sessuale (s). Il sistema sembra in grado di discriminare le diverse tipologie di sintomi con cui la prostatite cronica può manifestarsi: la correlazione con la durata e la gravità della malattia è risultata eterogenea ma la maggior parte degli studi parla a favore del sistema UPOINTs in quanto il trattamento multimodale determinerebbe un inquadramento migliore e, pertanto, un significativo miglioramento dei sintomi e della qualità della vita.

Di fronte all’impossibilità di avere a disposizione evidenze di alta qualità in favore di una terapia singola, gli autori consigliano un approccio multimodale combinato e non una sequenza empirica di monoterapie.

 

Fonte: Magistro G. Contemporary Management of Chronic Prostatitis/Chronic Pelvic Pain Syndrome. Eur Urol 2016; 69; 286-297.

Valerio Vagnoni

Valerio Vagnoni

Il dott. Valerio Vagnoni è Specialista in Urologia dal maggio 2015. Attualmente, è Dottorando in Scienze Cardio-Nefro-Toraciche presso l’Università di Bologna..
Valerio Vagnoni