PSA e tumore alla prostata: esistono nuovi marcatori?

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L’uso diffuso dello screening del tumore prostatico tramite l’antigene prostatico specifico (PSA) ha aumentato fortemente l’incidenza del cancro della prostata.

Attualmente l’indicazione per eseguire la biopsia della prostata si basa principalmente sul dosaggio del PSA e sulla base dell’esame digitale rettale. Tuttavia, tale screening ha incrementato il numero di pazienti senza tumore alla prostata ma sottoposti a biopsia prostatica.

psa

Quale può essere la spiegazione? Purtroppo il PSA, uno dei biomarcatori più diffusi, presenta una limitata specificità per rilevare un tumore prostatico.  Per queste ragioni lo screening PSA è ancora controverso a causa delle limitazioni del test soprattutto per valori compresi tra 2 e 10 ng/ml. Per tale motivo, sono presenti in commercio alcuni nuovi biomarcatori che tentato di superare tali limitazioni: il prostate health index (PHI) ed il 4K score.

Il PHI, che risulta dalla combinazione del PSA totale (tPSA), PSA libero (fPSA) e del [-2] proPSA (p2PSA), ha mostrato risultati importanti nella diagnosi del tumore alla prostata, migliorando sensibilmente nel predire la  presenza di tumore.  Il 4K score invece si basa sull’utilizzo di altri marcatori, come il tPSA, fPSA, PSA intatto, e la kallikreina. Anche il 4K score ha una migliore precisione nel predire l’incidenza di tumore prostatico rispetto al solo PSA totale, ma soprattutto per quello che riguarda la malattia di alto grado (punteggio di Gleason ≥7).

Attualmente nessun consenso è stato espresso circa l’uso preferenziale del PHI o del 4K score nella pratica clinica, ma certamente oggi risulta chiara la necessità di implementare l’uso di tali nuovi marcatori per una diagnosi più accurata e più sensibile del tumore alla prostata.

 

1 commento

  1. Caro collega innanzitutto complimenti per l’articolo
    in effetti l’obiettivo è quello di avere un bio marcatore che ci orienti sulla diagnosi e riesca a scrrenare le forme progressive da quelle che fortunatamente non lo saranno.
    Non ti nascondo che sono stato uno dei primi a usare il PCA3 urinario nella diagnosi carcinoma prostatico inizialmente con grandissimi entusiasmi che poi purtroppo si sono piano piano spenti sino poi all’abbandono totale di tale metodica che tra l’altro non nascondiamo aveva anche l’impegno economico importante per il paziente, adesso si sta proponendo un nuovo test di trascrizione inversa su campioni di urine dopo il massaggio prostatico. RT-PCR per 4 biomarcatori
    Mi auguro che non sia solamente un ripetersi della storia.

     

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