Il disegno preoperatorio nel paziente sottoposto a cistectomia con confezionamento di ureterocutaneostomia permanente

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Nei casi in cui non sia possibile eseguire un intervento ricostruttivo della vescica, tramite la realizzazione di una neovescica ortotopica, il paziente sarà costretto a portare in via definitiva un’ureterocutaneostomia mono o bilaterale.

 

In questo caso, successivamente all’asportazione di prostata, vescica e vescichette seminali a causa la maggior parte delle volte di un carcinoma infiltrante la parete muscolare dell’organo e in stadio avanzato, gli ureteri verranno abboccati alla cute con il confezionamento di un’ureterocutaneostomia, che comprende anche l’inserimento nell’uretere di appositi cateterini (splint, cateteri di Bracci) dai quali l’urina defluirà direttamente dal rene per essere raccolta in un presidio esterno a forma di sacca aderente alla cute tramite una placca adesiva, nel quale verrà inserita la parte terminale del catetere di Bracci, proveniente dall’uretere.

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Questa soluzione è come specificato definitiva, quindi il paziente dovrà adattare il proprio stile e qualità di vita, la propria concezione di sé e dalla sua immagine corporea a qualcosa di inusuale, condizione che può portare spesso ad un rifiuto nell’accettare questo cambiamento così radicale.

 

Per favorire il più possibile l’adattamento a questa evenienza imposta dalla malattia, l’infermiere stomaterapista si occupa di eseguire il disegno preoperatorio, vale a dire suggerire al chirurgo un’indicazione precisa dei punti in cui gli ureteri dovrebbero essere abboccati alla cute in funzione del confort paziente.

 

La procedura per il disegno preoperatorio dura pochi minuti, ma è fondamentale per il paziente in modo che non si ritrovi in seguito a dover rischiare di dover autogestire la stomia con difficoltà, in quanto se posizionata in zona non idonea, può ad esempio provocare problemi legati alla corretta adesione della placca collegata alla sacca di raccolta delle urine, con conseguente sversamento.

Situazione che impedisce al paziente di poter avere una qualità di vita accettabile, cosa che invece avviene, sempre con i dovuti accorgimenti, nel caso del confezionamento di una stomia nel punto più idoneo.

 

Durante la procedura verranno fatte al paziente delle semplici domande riguardo anche l’abbigliamento usuale. Se il paziente è maschio e indossa i pantaloni, verrà ad esempio chiesto se porta la cintura e a che altezza usa di solito tenerla, questo è importante per reperire un punto che non vada a far coincidere la stomia con la cintura stessa.

 

In seguito il paziente verrà fatto sdraiare supino e tramite una semplice penna verranno tracciate delle linee di riferimento che in seguito, misurate con un apposito righello permetteranno all’infermiere di calcolare il punto idoneo per il posizionamento della stomia. Tale punto verrà marcato con una speciale matita dermografica eseguendo il disegno di un piccolo cerchio del diametro di circa un centimetro. Per quanto possibile si cercherà di rimanere distanti da pregresse cicatrici, linea della vita e dell’incisione chirurgica, creste iliache, margini costali, pieghe addominali ed ombelico.

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Una volta eseguito il disegno verrà applicata una placca nel punto stabilito e il paziente verrà fatto sedere per constatare che il punto disegnato non vada a coincidere con eventuali pieghe addominali impercettibili in posizione supina. Tali pieghe, in futuro inciderebbero negativamente sull’adesione della placca causando rischi di sversamento dell’urina. In tal caso il punto disegnato verrà spostato di pochi centimetri dalla piega.

In seguito il paziente viene messo in piedi e fatto vestire con gli abiti usuali. Nel caso porti i pantaloni la stomia non dovrà mai coincidere come prima specificato, sulla zona della cintura, ma dovrà trovarsi qualche centimetro sopra o sotto di essa. Verrà in oltre valutato se il paziente sia in grado di arrivare con entrambe le mani al punto dove sarà confezionata la stomia, in modo da renderlo in seguito indipendente per l’autogestione del presidio che verrà applicato.

 

Il disegno preoperatorio fa da riferimento per il chirurgo suggerendogli dove abboccare gli ureteri alla cute, in base anche alle effettive possibilità intraoperatorie. Nel caso ad esempio di un uretere non lungo a sufficienza non sarà praticabile una stomia nell’esatto punto suggerito, ma leggermente più in alto, per non rischiare un distaccamento dell’uretere dalla cute.

 

Tramite il disegno preoperatorio l’infermiere ha quindi la funzione di fornire un’indicazione al chirurgo su dove posizionare la stomia, in base alle esigenze future del paziente, alla sua conformazione addominale, al suo modo di vestire e alla possibilità che una stomia confezionata in una zona idonea, favorisca il più possibile l’autogestione, facendo in modo che pur con un cambiamento così radicale, il paziente possa sentirsi indipendente da altre persone nel gestire quello che prima dell’intervento era un semplice un bisogno di base come espellere urina contenuta in vescica tramite l’uretra, ma che adesso necessità di un presidio apposito esterno, per il contenimento dell’urina stessa

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È quindi ovvio che il corretto posizionamento di tale presidio, sia fondamentale per il confort del paziente in modo che possa tornare ad una qualità di vita più simile possibile a quella precedente all’intervento. Sono in oltre presenti in letteratura numerosi studi che dimostrano l’importanza di tale procedura nel diminuire le complicanze stomali a breve e lungo termine nel post operatorio e riguardanti la miglior qualità di vita del paziente al quale è stata eseguita correttamente.

 

In caso di intervento programmato in elezione, l’esecuzione del disegno preoperatorio non dovrebbe mai essere sottovaluto, ma reso praticamente obbligatorio.

 

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