Home Organi Calcificazioni prostatiche all’ecografia… devo preoccuparmi?

Calcificazioni prostatiche all’ecografia… devo preoccuparmi?

0

La rilevazione di calcificazioni prostatiche è un riscontro molto frequente in corso di ecografia prostatica per via transrettale. Possono localizzarsi in sede periuretrale (in stretta vicinanza del canale uretrale che attraversa l’uretra in tutta la sua lunghezza) oppure all’interno dell’adenoma (la parte centrale della ghiandola prostatica che circonda l’uretra stessa) e sono il risultato di processi infiammatori non necessariamente divenuti evidenti con disturbi della minzione, dell’eiaculazione o disfunzione erettile.
Le calcificazioni sono ritenute essere il risultato del reflusso di urine all’interno dei dotti eiaculatori e/o del ristagno di liquido prodotto dalle strutture ghiandolari che costituiscono la prostata: a questi va aggiunta la deposizione di sali di calcio, evento comune nelle sedi di infiammazione attraverso l’attivazione di fisiologici meccanismi biochimici; all’ecografia, pertanto, risulteranno di svariate dimensioni e di colore bianco (“iperecogeno”).
Le calcificazioni non hanno significato clinico e non danno segno della loro presenza in alcuna maniera. Non scompaiono e non devono rappresentare un “problema da risolvere” per il paziente; comunque, è bene precisare che a volte possono rappresentare delle sedi di sovrainfezione da parte di microrganismi che possono contribuire a esacerbare il quadro clinico della prostatite.
Non esiste una terapia specifica per eliminare o tenere sotto controllo le calcificazioni e l’asportazione chirurgica non è indicata; è ovvio che possono essere asportate insieme al tessuto adenomatoso in caso di intervento disostruttivo (endoscopico o chirurgico) per ipertrofia prostatica non responsiva alla terapia farmacologica.