I risultati di numerosi studi hanno messo in luce lo stretto rapporto tra infiammazione cronica e insorgenza di una neoplasia in diversi organi tra cui stomaco, esofago, fegato e vescica. Non esiste un chiaro rapporto diretto tra prostatite e tumore della prostata; tuttavia, numerosi studi hanno cercato di individuare il possibile rapporto esistente tra le due condizioni attraverso l’analisi di alcuni processi infiammatori che potrebbero essere promotori di carcinogenesi prostatica.
Su tutti le infezioni e in particolar modo quelle sostenute da microrganismi tipici delle infezioni sessualmente trasmesse responsabili, a volte, di quadri infiammatori cronici a livello prostatico. E’ stato anche studiato il possibile ruolo di alcune sostanze alimentari tra cui l’elevato consumo di grassi e di carni cotte a elevata temperatura determinante la liberazione di agenti in grado di provocare alterazioni del DNA cellulare e modificazioni in senso neoplastico. Una recente revisione della letteratura scientifica sull’argomento sembrerebbe dimostrare una certa significatività nel rapporto tra prostatite e tumore della prostata sebbene, analizzata in maniera più attenta, mostra anche sostanziali differenze se consideriamo le diverse aree geografiche di appartenenza; inoltre, viene a mancare un campione adeguato di pazienti da poter suddividere in modo omogeneo per età e razza e la modalità di raccolta dei dati è suscettibile di critiche in merito alla possibilità di rendere oggettiva una condizione come la prostatite che può presentare quadri clinici variabili.
Pertanto, il tumore della prostata non è ascrivibile esclusivamente a una storia di disturbi riconducibili alla prostatite nelle sue diverse forme: ha una genesi multifattoriale che dipende dalla genetica (basti pensare alla familiarità), dallo stato ormonale del paziente e dalla complessa interazione con fattori ambientali e dietetici.




